Dinanzi ad un import massivo e spasmodico di pacchi di valore inferiore a 150 euro, l’Unione Europea risponde con l’eliminazione dell’esenzione dazi, verosimilmente a partire dal 2026.
Le ragioni sottese ad una tale manovra riflettono, da un lato, la preoccupazione legata alla sostenibilità economica e ambientale e, dall’altro, la necessità di intervenire contro la distorsione dell’economia che penalizzerebbe le imprese locali, con specifico riferimento alle PMI. In altre parole, l’intervento mira a tutelare il consumatore, i lavoratori – con specifico riferimento alle condizioni di lavoro nei magazzini e nel settore delle consegne- l’ambiente e il principio di leale concorrenza.
L’accordo politico sul tema è stato raggiunto lo scorso 13 novembre 2025 nell’ambito del Consiglio e, successivamente, accolto con favore dalla Commissione Europea. Di fatto, si tratta del prosieguo di quanto già espresso lo scorso 9 luglio 2025, dal Parlamento Europeo nella Risoluzione avente ad oggetto “la sicurezza dei prodotti e la conformità normativa nel commercio elettronico e nelle importazioni provenienti da paesi terzi.”
Il commercio elettronico, oltre a creare delle opportunità per le imprese – UE ed extra UE- ha, indubbiamente, trasformato il modo in cui i consumatori acquistano, sviluppando nuove dinamiche di competitività che richiedono un’attenzione particolare da parte delle Istituzioni.
In questo senso, si è reso necessario intervenire intensificando i controlli doganali, fiscali e di sicurezza, eliminando la soglia di esenzione daziaria per pacchi di valore inferiore a 150 Euro.
Soprattutto, l’attenzione è rivolta al tema della sicurezza dei prodotti. Infatti, si legge nella Relazione del Parlamento che “le autorità di vigilanza del mercato e le indagini indipendenti hanno segnalato tassi di non conformità allarmanti”, al contempo registrando una forte difficoltà a procedere con i dovuti controlli che dovrebbero esperire le autorità doganali ai punti di entrata (porti e aeroporti) e, dunque, l’impossibilità di individuare e rimuovere dal mercato interno tutti i prodotti non conformi.
Non solo, molte delle realtà che operano nei mercati online dai quali provengono i prodotti qui di interesse – principalmente cinesi – risulterebbero destinatarie di accuse relative al ricorso al lavoro forzato. Sul punto, vale la pena di ricordare che il Regolamento UE 2024/3015 del Parlamento Europeo e del Consiglio vieta l’ingresso di prodotti ottenuti con il lavoro forzato sul mercato dell’Unione, anche qualora tali prodotti si riferiscano alle vendite online.

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